Digital Data Exchange: DDEX – La tua musica, il mio ERN

Giulio Pagani | Maggio, 2021 | them


Erano le 23.30 del primo giorno del festival di Sanremo, Elio cantava Arrivedorci e 5 minuti dopo quel brano era già su tutte le piattaforme online di vendita, compresa Amazon.  Come sono state raggiunte simili velocità di pubblicazione? Ma soprattutto, come funziona il sistema che ci permette di avere praticamente tutta la musica del mondo online, facile da accedere e ben catalogata?
La risposta è rinchiusa nella sigla DDEX, ovvero Digital Data Exchange.

INTRODUZIONE
Nulla di nuovo dal fronte, avrebbero affermato in molti. Solo uno dei tanti, hanno sostenuto per anni altri. Ma può ora considerarsi lo standard?
A distanza di anni la risposta è affermativa, almeno all’interno dell’industria musicale. Sicuramente la sua adozione su larga scala è stato un percorso in salita e le parti chiamate in causa sono state molteplici e di differente natura.

QUALCHE PASSO INDIETRO
Digital Data Exchange – DDEX, LLC è un’associazione senza fini di lucro focalizzata sulla creazione di uno standard per la gestione e la distribuzione d’informazioni riguardante il prodotto musicale.
DDEX è stata fondata da un consorzio di società leader nel settore dei media (ad es. case discografiche), titolari dei diritti (ad es. ASCAP), fornitori di servizi digitali – DSPs (ad es. Spotify, Apple Music, YouTube, …) e intermediari tecnici (ad es. aggregatori e distributori).

CRONOLOGIA DEGLI EVENTI
Nel 2006 DDEX si rende conto che l’industria musicale ha necessità di adottare un linguaggio univoco relativo al modo in cui si comunicano le informazioni sulle opere, i brani e i prodotti, incluse quelle relative alle proprietà e alle vendite.
I metadati, set d’informazioni strettamente legate al prodotto digitale, devono essere dichiarati in un formato comune e condivisi tra le aziende in modo che ciascuna parte possa comprenderli.
DDEX così standardizza i formati nei quali tali informazioni sono rappresentate e il metodo con cui i vari messaggi (ad es. ERN) vengono scambiati tra i partner.
DDEX viene sviluppato e reso disponibile gratuitamente per essere implementato in più settori oltre che per aumentare il livello di automazione nella procedura di fornitura di contenuti multimediali.
Di certo gli standard DDEX hanno aiutato tutti gli addetti ai lavori a comunicare nel modo più idoneo. Questo lungo processo ha portato sicuramente a transazioni commerciali più efficienti, costi ridotti e maggiori ricavi per tutti i settori coinvolti.

MUSICA DIGITALE
Ho iniziato ad affacciarmi all’universo DDEX nello stesso anno, il 2006.
In attesa di un software proprietario che tardava a vedere la luce compilavo codice manualmente, ma forse in attesa che anche altre realtà prendessero DDEX sul serio.
La distribuzione digitale vedeva come main player Apple con il suo colosso, iTunes Music Store, e il suo prodotto di punta: il download dell’MP3.
Per anni nella musica Apple ha dettato legge, oltre che i propri standard.
È indubbiamente grazie ad Apple se si è arrivati all’utilizzo di regole molto rigide che hanno permesso la nascita di una serie di altre realtà, anche se è vero che per anni si è preferito copiare integralmente piuttosto che proporre un modello di business differente.
Le regole così imposte hanno permesso di definire le componenti tecniche che si nascondevano dietro a un brano digitale: la netta distinzione fra le varie risorse e informazioni tradotte, sotto forma di dati e metadati, la copertina con le sue specifiche in termini di spazio cromatico, risoluzione e formato di compressione oppure la risorsa audio che all’utente finale arrivava compressa come una suola di scarpe.
All’origine vi assicuro che non lo era: canonico file.WAV 44.100/16 bit, due canali. Non si scappava. L’utilizzo dei file FLAC è venuto decisamente dopo.

DETTAGLI TECNICI
Come immagazzinare tutte le informazioni rimanenti, ad esempio il titolo, l’artista featuring o la versione?
Ovviamente all’interno di un file. Un semplice file XML.
Decisamente più semplice rispetto a un file DDEX e rispetto all’universo proprietario di Apple aggiungerei. Forse è questo che ha fatto storcere il naso a molti e per anni.

Da cosa e come viene generato un XML?
Apple ha rilasciato, oltre che una dettagliata guida di stile in formato PDF, anche svariate versioni di un software proprietario (iTunes Producer) in grado non solo di facilitare la compilazione di tutti i dati richiesti, ma anche di occuparsi quasi in toto sia del processo di QC delle risorse caricate secondo rigide specifiche, sia del conseguente upload dell’intero pacchetto (ad esempio un singolo o album) presso i loro server o sistemi affiliati come Aspera.
Consegnato il prodotto correttamente, il passo successivo era quello di poterlo osservare da dietro le quinte prima del suo rilascio una volta raggiunta la data di pubblicazione digitale attraverso un’interfaccia web proprietaria all’interno dell’universo che fa capo a iTunes Connect, la stessa piattaforma alla quale molti dev accedono giornalmente.

DDEX, come tante realtà trasversali che crescevano ai tempi, ha sicuramente osservato questo universo e lo ha fatto proprio. Ha aggregato le esigenze di molti e percepito la necessità che tutto questo andava facilitato per altri, creando una lingua comune e comprensibile a tutti i sistemi dell’intera filiera dell’industria musicale.
Ovviamente quanto più un linguaggio è dettagliato e complesso, tanto più è difficile farlo proprio o adottarlo in tempi brevi. Ed è quello che è immeritatamente successo a DDEX negli anni successivi, vuoi per pigrizia di un mondo che piangeva la mancanza d’innovazione, vuoi per un sempre vivido scetticismo verso il compartimento tecnologico del discografico cieco di turno.

Come viene rappresentato un prodotto musicale tramite DDEX?
Vi sono differenti tipologie di messaggi per diversi scopi e settori. Nel caso della distribuzione di contenuti musicali da aggregatore a digital service provider, ad es. dalla discografica a Spotify, la tipologia di messaggio utilizzato è sempre stata l’ERN (Release Delivery).
Tutto ciò che viene compilato all’interno di un XML viene validato da uno schema definito da DDEX che contiene tutte le regole oltre che il dizionario delle classi a disposizione. A livello di struttura pacchetto per DDEX parliamo di una folder solitamente denominata per anno, mese e giorno, ore, minuti, secondi oltre che in alcuni casi centesimi di secondo.
Al suo interno solitamente possono essere contenuti più prodotti denominati per UPC (Universal Product Code) che a loro volta contengono le risorse audio (ad es. file.FLAC), quelle video se presenti (ad es. H265), ipotetici booklet digitali (ad es. PDF) e per finire il nostro file XML secondo gli standard definitivi da DDEX e personalizzati su indicazione del partner (ad es. Spotify).
Senza entrare in tecnicismi (per quello vi è il sito DDEX oltre che numerosi esempi forniti da terzi come YouTube) vi rilascio un esempio vero e proprio di un singolo che potreste ritrovare su Spotify.
Se siete utenti PC potreste apprezzare una visione dall’alto dello stesso tramite la funzione GRID di Altova XML Spy, altrimenti accontentatevi di un editor di testo gratuito ma molto efficiente come BBEdit.

QUALCHE PASSO AVANTI
Che fine ha fatto DDEX negli ultimi anni?
2012 – Per concludere, dopo una parentesi di qualche anno nel mondo della post-produzione, sono tornato a compilare DDEX manualmente. Sì, ma solo per fare automatizzare i processi a un sistema che avrebbe rilasciato centinaia di prodotti musicali ogni giorno sui server più disparati. Senza l’avvento di DDEX questo processo sarebbe stato ancora più complesso.
2013 – Purtroppo tra circa 40 partner (molti dei quali noti al pubblico) la percentuale di chi aveva adottato correttamente DDEX rasentava appena il 20%. Ciò si traduceva in innumerevoli adattamenti a standard altrui, poco funzionali e ridotti all’osso in termini di controllo e di capacità nel rappresentare nel dettaglio nuove feature.
Sicuramente la spinta è avvenuta da alcuni colossi (ad es. Google, Shazam), ma non da tutti e non nello stesso istante. Molti si sono dimostrati reticenti o hanno preferito mantenere il proprio standard complicando di parecchio le cose. Altri hanno avuto la lungimiranza di saltare a bordo in tempi non sospetti, per poi essere in grado di rispondere alle nuove tendenze e tecnologie per fini decisamente superiori, vedi tutto il comparto di analisi di dati e apprendimento che certi sistemi offrono.

UN ESEMPIO PRATICO
Nel 2013, per esempio, Amazon riceveva i prodotti musicali tramite un “feed XML” proprietario. A partire da fine 2015 il mio passaggio a DDEX fu con loro particolarmente sofferto: dopo i numerosi test validati con successo e i successivi follow up, l’iter era diventato un deja-vu, ovvero scavare nella cronologia delle mail e riprendere da capo con un nuovo addetto all’integrazione.
La svolta arrivò solo nel 2018, durante quel festival di Sanremo in cui Elio alle 23.30 cantava Arrivedorci e che poi arrivò ultimo. Il regolamento prevedeva l’embargo assoluto delle canzoni fino al termine della prima performance dell’artista in gara, ma l’ordine delle esibizioni veniva comunicato last minute.
DDEX mi permise di ridurre al minimo i rischi tramite le “timed-release”.
Se l’artista finiva di esibirsi, ad esempio, alle 23:30 potevo rendere disponibile su tutti i negozi digitali il brano a partire dalle 23:35.
Ciò veniva deciso in anticipo, rispettando i tempi tecnici dei vari partner (l’upload dei contenuti 48/72 ore prima).
Con Amazon tale procedura fu per anni non praticabile, visto che il loro feed proprietario mi esponeva ad enormi rischi. L’unica alternativa era rendere il prodotto live con un sensibile ritardo rispetto ad altri partner.
A fronte di un rifiuto nel “consegnare” tali prodotti con l’anticipo richiesto, Amazon decise (stranamente) di velocizzare l’integrazione a DDEX, permettendomi così di chiudere finalmente il cerchio.

VERSO IL FUTURO
A partire quindi dal 2018 almeno il 90% dei partners riceve qualsiasi prodotto musicale tramite standard DDEX.
È stato un processo lungo ma penso che la vittoria da parte del consorzio e di chi l’ha fermamente appoggiato e implementato sia da esempio a qualsiasi entità che voglia facilitare la vita di altri permettendo a molti di parlare, attraverso la tecnologia, la stessa lingua.
Recentemente sono stati rilasciati attraverso il canale YouTube di DDEX dei Webinars formativi volti a dettagliare i diversi standard messi a disposizione oltre che a presentare una serie di ottimizzazioni che ampliano esponenzialmente le numerose possibilità di utilizzo.

Ho deciso di condividere la mia esperienza con l’universo DDEX data la mancanza di ulteriori informazioni provenienti dall’industria musicale italiana. Evidenziare l’importanza dei metadati e di determinati standard può essere indubbiamente un vantaggio per chi nell’industria musicale ci lavora o per chi in futuro vorrà farne parte.

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