Consigli di lettura
Pablito El Drito | Ottobre, 2026 | them
Élisée Reclus, Storia di una montagna, Eleuthera
Seguito di Storia di un ruscello,anch’esso edito da Eleuthera, Storia di una montagna è testimonianza del grande amore di Élisée Reclus (1830-1905) per il mondo naturale. Pubblicato in origine nel 1880 e ora proposto dall’editore milanese in una nuova traduzione di Elio de Luca corredato dalle illustrazioni di Léon Benett che apparivano nell’edizione originale, il libro fu scritto per un pubblico giovanile. L’autore al tempo era un cinquantenne reduce da una lunga militanza internazionalista – fu intimo di Pëtr Alekseevič Kropotkin e di Michail Bakunin – e dalla sconfitta della Comune di Parigi che gli costò l’esilio. Storia di una montagna è un testo molto eterogeneo, che mette insieme ricchissime osservazioni di carattere naturalistico, l’esposizione di spiegazioni scientifiche dei fenomeni che osserva – Reclus fa riferimento alle più recenti scoperte di chimica, mineralogia, geologia, meteorologia, fisica – ma contiene anche numerose osservazioni di carattere storico e antropologico (suo fratello Élie fu un pioniere di queste discipline). Quindi, sotto la scorza della narrazione naturalistica, emerge il nucleo del pensiero del rivoluzionario: solo il mutuo appoggio tra gli abitanti – dediti principalmente alla pastorizia e all’emigrazione stagionale – ha reso possibile la vita e la civiltà in queste zone così impervie. Eppure non tutto appare roseo nel futuro dell’ambiente montano: nelle ultime pagine del testo, il buon Reclus, profetico, denuncia quasi un secolo e mezzo fa del rischio delle aggressioni delle speculazioni e del turismo di massa.
Matteo “Babe” Ferrari, Geniali dilettanti. Occupazioni e musica a Berlino, Agenzia X
Ingegnere elettronico, appassionato di musica sotterranea e geografo interessato all’intersezione tra spazio urbano, suono e persone, Matteo “Babe” Ferrari, classe 1974, scomparso un paio di anni fa a soli 50 anni, è stata sicuramente una mente esplosiva ed eclettica. Questo entusiasmante scritto è uscito postumo grazie all’appassionata curatela, ai sapenti tagli e a un’attenta traduzione dall’inglese della sua tesi in geografia politica – il cui titolo originale era Underground Music And House Squatting in Berlin – da parte di suo amici, compagni e complici di scorribande politico-esistenziali. Lo scritto, dall’approccio multidisciplinare, ha come focus la città di Berlino dal 1980 al 1993, gli spostamenti delle occupazioni dalla parte ovest a quella est e della scena underground nella stessa direzione. Nel 1980 Berlino era ancora una città divisa, la cui parte occidentale era circondata dal muro. Era un’isola capitalista in un mare socialista, in cui erano ancora visibili le macerie della seconda guerra mondiale. La caduta del muro modifica questa situazione, aprendo nuovi spazi e possibilità. Si passa dal suono “occidentale” post-punk / ebm / industrial e dalla musica della dissidenza delle Berlino est, in cui anche sotto il regime comunista esistevano sili di vita comunitaria, occupazioni e un sottobosco musicale straordinario, all’universo della musica techno, che, sintetizzata a Detroit, deflagra con enorme potenza nella Berlino unificata. “Babe” miscela con sapienza gli strumenti della geografia umana, della sociologia urbana, dell’urbanistica e della storia politica e orale e ci restituisce un testo fluido e avvincente che ci fa scorrere davanti agli occhi le esistenze eretiche di anarco-punk, immigrati turchi, radicali di sinistra, hippie, gay e lesbiche, artisti e sperimentatori di nuovi tipi di comunità, droghe e suoni. Da leggere.
Sergio Bianchi, Aggrappàti al cielo, Milieu
Scritto senza punteggiatura come insegnano Balestrini e Philopat, Aggrappàti al cielo è un romanzo di formazione politica ambientato tra la fine degli anni sessanta – si apre con la strage fascista di Piazza Fontana – e il riflusso degli anni ottanta. È una narrazione adrenalinica, una marea in piena fatta di frasi secche e senza fronzoli, che sembra scritta tutto d’un fiato e altrettanto tutto d’un fiato si legge. Descrive il percorso esistenziale di un giovane suburbano pieno di ideali che si dà alla militanza da studente e che passa dalla creatività ed esuberanza del movimento – con le sue mille anime e contraddizioni – alla solitudine della clandestinità dopo l’adesione alla lotta armata. Nel passaggio dalla fabbrica in provincia alla metropoli con le sue mille storie, apre interessanti scorci su cortei, occupazioni, espropri, comuni, azioni clandestine, portandoci anche nella dimensione privata, quella delle amicizie, degli amori e delle infinite discussioni e scazzi tra compagni. Pagina dopo pagina si rivivono pezzi di storia importanti per i militanti dell’autonomia: gli arresti del 7 aprile, la fuga all’estero di centinaia di militanti e poi un ultimo tentativo di tenere in vita un movimento esangue, stretto tra repressione statale e il dilagare dell’individualismo e dell’eroina. Una lettura consigliata a chi ama il linguaggio proletarizzato e stilizzato e vuole avere un immersione rapida nella radicalità degli anni settanta.
U.net, Right on! L’anima armata del Black Power, Agenzia X
Nel 1971, dopo l’assassinio di Martin Luther King e di Malcolm X e la repressione illegale dell’FBI dei movimenti per la liberazione nera, alcuni ex aderenti al Black Panther Party e membri della Republic of New Afrika optarono per la clandestinità e la lotta armata. Mentre la linea ufficiale del partito della pantera nera – decimato dall’operazione Cointepro – si moderava arrivando a posizioni socialdemocratiche (lotta per i diritti alla casa, al lavoro, alla salute), le cellule newyorkesi si separarono e si votarono all’insurrezionalismo armato, iniziando un percorso fatto di rapine in banca, espropri a trafficanti di droga e gestori di club e poi rispondendo colpo su colpo agli omicidi dei neri organizzando esecuzioni di poliziotti bianchi. Attive dal 1971 al 1981, fedeli all’ala insurrezionalista del Black Panther Party guidata di Eldridge Cleaver, nel frattempo in esilio ad Algeri, le cellule del Black Liberation Army operavano in autonomia, con strategie militari. Anche perché molti dei loro aderenti, essendo reduci del Vietnam, avevano dimestichezza con armi da guerra ed esplosivi. Right on! È un libro che pur parlando in maniera approfondita di una storia politica complessa e ai più sconosciuta si legge come un romanzo d’azione. Ricapitola la storia de movimenti per i diritti degli afroamericani prima di focalizzarsi sulle vicende del Black Liberation Army ed è arricchito da interviste esclusive ad alcuni membri del gruppo armato realizzate dall’autore nell’arco di tre decenni per la maggior parte inedite.
Serge Latouche, Metapolitica della decrescita, Eleuthera
Globalizzazione economica e tecnica ci hanno portato a vivere in una megamacchina totalitaria gestita da governi nazionali che sono al servizio di lobby capitalistiche. In questo contesto il welfare state viene eroso, così come i diritti, mentre vi è un aumento delle diseguaglianze e un precipitare della crisi ambientale. Si continua a produrre, consumare e inquinare troppo, mettendo a repentaglio l’esistenza stessa della nostra specie sul pianeta. Secondo Latouche – che si autodefinisce obiettore di crescita – la sfida è quella di passare da un liberismo globale basato sulla monocultura ad un pluralismo locale basato su “repubbliche” confederate solidali tra loro, basate sulla democrazia diretta, il cui tratto comune dovrebbe essere la limitazione della crescita, visto che ecologia e economia capitalistica si sono dimostrate di fatto incompatibili. Propone un vero e proprio progetto di riterritorializzazione della vita, una prospettiva molto simile all’ecomunicipalismo teorizzato dal pensatore radicale statunitense Bookchin, di cui Eleuthera ha tradotto gran parte delle opere. La decrescita – spiega l’economista francese – non mira alla presa del potere, ma ad avere presa sul potere. Punta a ripensare l’organizzazione politica a partire dal sociale. Quello che l’economista eretico propone è una sobrietà serena, basata sul rallentamento della produzione e dei ritmi di vita, una distribuzione equa delle risorse e un aumento della qualità della vita. Metapolitica della decrescita delinea una visione luminosa e feconda, propone strumenti teorici per aprire spiragli di ottimismo per superare l’epoca tecno-distopica in cui siamo immersi.





