Consigli di lettura di giugno!
Pablito El Drito | Giugno, 2026 | them
Goffredo Fofi, Da pochi a pochi. Appunti di sopravvivenza, Eleuthera
Ho avuto l’opportunità di conoscere Goffredo Fofi proprio nella redazione di Eleuthera, in occasione del funerale di Licia Pinelli. La sua presenza in quel luogo mi è risultata così naturale, soprattutto in quella circostanza, che mi ha permesso di capire quanto sia stato solido e prolifico il rapporto con il suo editore milanese, che ora, a distanza di vent’anni, ripubblica Da pochi a pochi, introdotto da un appassionato scritto di Vittorio Giacopini. Quelli che Fofi definisce “appunti di sopravvivenza” sono una serie di scritti che affrontano i temi più disparati, ma che nell’insieme costituiscono una sorta di testamento morale, di guida per chi vuole navigare controcorrente alla ricerca di un mondo diverso fatto di bellezza, uguaglianza e giustizia. Che fatica tenere viva la coscienza critica nella povertà di un ambiente conformato e omologato, nell’epoca della scomparsa delle classi dal discorso pubblico, in cui il consenso tramite il consumo – Pasolini ci va visto lungo – ha oramai trionfato! “Che fare quindi?” continuava a chiedersi l’inquieto figlio di braccianti nato a Gubbio, che ha dedicato gran parte della vita al lavoro di gruppo, alla costruzione di comunità, alla scrittura in decine di riviste (non solo di cinema, anche se Fofi è ricordato come autorevole critico), al lavoro nel sociale senza cedere alle lusinghe della politiKa, quella con la K, tutta slogan e vuota di riflessioni o ai richiami delle sirene del potere. Un libro dolce e amaro, lascito di uno dei più grandi intellettuali del dopoguerra.
Metal Carter con Riccardo Papacci, Cult Leader, Nero
“Non avevo alcun problema con il mondo, semmai era il mondo ad avere un problema con me”. Questa la chiave di lettura di quando raccontato in questa biografia da Metal Carter, rapper del quartiere dormitorio di Primavalle, realizzata con l’aiuto di Riccardo Papacci. Il racconto parte dal disagio provato in famiglia e prosegue con il senso di estraneità alle logiche dei coatti della sua zona. Prima ancora di salvezza quando il futuro Meal Carter comincia a pestare forte sulle pelli della batteria di una band death-metal, sublimando le sue ossessioni di morte, violenza e distruzione in musica veloce, dura e dai testi raccapriccianti. Intriso di un immaginario da b-movie anni 80, conosce una banda di coetanei (i futuri Truceboys) con i quali mette in rima un rap scannificato e velenoso, fatto di immaginari surreali e orrorifici. Mi ricordo quando uscì “Pagliaccio di Ghiaccio”, che esplose come una bomba su Youtube, svelando la natura punk e anticonformista del soggetto, che ha il merito (per molti il demerito) di avere liberato il rap dagli stereotipi dominanti dell’hip-hop, anticipando per certi versi l’universo trap. Ovviamente il racconto in prima persona parla di amicizie, scazzi, nottate senza fine, alcool e canne, tatuaggi, concerti e chi ne ha più ne metta. Nella seconda parte, quando esplode il fenomeno musicale e mediatico TruceKlan, con personaggi annessi e connessi, Cult Leader offre una panoramica sulla scena underground romana, che collega squat, rave, studi di registrazione, club e locali alternativi. Un racconto franco e diretto, un “fumettone” di serie B che farà felici i fan della TruceLeggenda che ha aleggiato nei primi anni zerozero nella capitale e non solo. Il protagonista/narrore ne esce tutto sommato bene: di tutta la sua banda è quello che mi sta più simpatico.
The people want, Le rivoluzioni del nostro tempo. Un manifesto, Eleuthera
Spesso si rimprovera Eleuthera – autorevolissimo editore libertario – di concentrasi troppo sui classici dell’anarchismo e sulla storia del novecento e troppo poco sulla contemporaneità. Ebbene, questo scritto fresco di pubblicazione nasce da un gruppo di rivoluzionari siriani sfuggiti alla repressione del regime di Assad che nel 2019 dà vita ad una cucina autogestita nel comune di Montreuil, alla periferia di Parigi. Ben presto a questo nucleo si uniscono altri rivoluzionari, anche essi esuli, sfuggiti da repressioni di altri potenti del globo e dai loro cani da guardia, e fra una portata e l’altra discutono animatamente di come cambiare il mondo. Il tema principale del testo, frutto delle loro conversazioni, ma anche del confronto con altri gruppi affini, è l’autodeterminazione dei popoli. Tutti quanti hanno combattuto per la stessa causa, ma lo hanno fatto in modi diversi: affrontando sfide diverse, dovute a scenari differenti. Mettendo insieme le loro esperienze, analisi e punti di vista cercano di arrivare a un pensiero comune, che travalichi etnie e frontiere, basato su un internazionalismo dal basso. Questo libro mette insieme le riflessioni di una sessantina di militanti rivoluzionari provenienti dai cinque continenti, e, rifuggendo ogni retorica e automatismo ideologico, ci fa entrare dentro pezzi di storia recente restituendoci un ricchissimo quadro degli scricchiolii dell’Impero, che qui emerge come un puzzle di apparati statali e burocratico-militari dalle diverse ideologie, ma accomunati dalle medesime logiche di dominio. Un esperimento secondo me molto riuscito di aprire nuove possibilità e chiavi di lettura, premessa indispensabile per un’azione realmente rivoluzionaria e libertaria.



