Elicotteri robot che assemblano una struttura di sei metri di altezza, formata da 1500 blocchi di polistirene e dalle forme sinuose. Succede a Orléans, dove dalla collaborazione tra lo studio di architetti svizzeri Gramazio & Kohler e lo studioso di robotica Raffaello D’Andrea (dell’Ecole polytechnique di Zurigo, EPFZ) è nato Architectures Volantes. Il progetto, presentato in un contesto artistico, è strettamente legato alla ricerca scientifica, considerato il lavoro di messa a punto degli algoritmi che c’è dietro. Anche dal punto di vista architettonico, come spiega Domus, ci sono un bel po’ di cosette innovative. Qui vediamo la struttura in scala 1 a 100, ma nella mente del team che lo ha creato la scala potrebbe diventare quella di 1 a 1 in tempi relativamente brevi.
Il lavoro dei robot è andato in scena dal 2 al 4 dicembre scorso, e fino al 19 febbraio al FRAC di Orlèans (Fonds Regional d’Art Contemporain) sarà possibile vedere la struttura e beccarsi il documentario dedicato al progetto.
Dalle fulgide menti degli scienziati del’EPFZ qualche tempo fa era stato partorito anche quest’altra cosa qui.
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Presso LE BAL, spazio espositivo nel centro di Parigi, è in corso una mostra. Una mostra che parla di guerra.
Non si tratta di un’indagine didascalica, nè storica, tantomeno romanzata.
Una mostra sull’estetica della guerra e di come questa influenzi la percezione e la snaturazione delle immagini e dei territori interessati da conflitti.
La scelta principale è stata quella di mettere in mostra la fredda visione e la distorta considerazione da parte della società contemporanea degli armamenti, delle invasioni e delle trasformazioni ambientali che le guerre comportano.
Di fronte al video di Till Roeskens in cui infantili linee nere, accompagnate da voce narrante omodiegetica, disegnano i racconti di chi i conflitti li ha davvero vissuti è impossibile provare freddezza.
Guardando le fotografie della serie Serious Games di Haroun Faroki, finti territori di guerra inscenati da Hollywood, in cui soldati americani si allenano a far razzie, è impossibile non sentirsi coinvolti.
Tutti colpevoli.
Tutti scoperti.
Ciò che più colpisce di questa modesta ma curatissima esposizione, è che pur parlando di orrori di guerra, pur mostrando l’ aridità che inevitabilmente investe le terre coinvolte, questa è una mostra che vuole parlare degli e agli spettatori stessi dell’assuefazione alle immagini e agli immaginari, che inevitabilmente distorce la percezione del vissuto umano e del vivente sociale.
Nella realtà, vedere la vita attraverso un mirino, è ben altro che giocare a Tomb Raider.
LE BAL
6, Impasse de la Défense
75018 - Paris
www.le-bal.fr









La distanza che separa un’isola dal continente è la misura di un senso di insularità proprio di chi vive circondato dal mare ed indagando questa dimensione si può scoprire che non è fatta solo di chilometri, ma anche di mentalità, di un modo di vivere e pensare diverso dal continente. Alessandro Tinelli ha vissuto diversi anni in Giappone, un’isola essa stessa, circondata da una mare costellato da una miriade di arcipelaghi, dove ha cominciato la sua indagine della antropologia insulare, con lui abbiamo messo in piedi questo sito per render questo materiale disponibile ed invitar altri “visual islanders” a partecipare al progetto, raccontandoci la loro isola, rompendo l’emarginazione e svelando quanto l’isola, più lenta nei cambiamenti, sia stata capace di conservar culture e tradizioni.
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Tanti gli artisti che espongono, non c’è solo Motomichi Nakamura. Meritano sicuramente una menzione l’ottimo Juan Pablo Cambariere (qui sopra) e Shoboshobo (qui sotto) con i suoi enormi pupazzi









Le web series sono una delle novità più importanti nel panorama dell’intrattenimento. In Italia - strano ma vero - non siamo per nulla indietro da questo punto di vista. È di questi giorni la notizia dell’inizio delle riprese di She died, webserie di genere black comedy (si rifà allo scrittore Neil Gaiman ed alle atmosfere timburtonesche, dice il comunicato stampa) in 10 puntate di 10 minuti. Anche Lost in Google ha fatto parlare molto di sè, principalmente grazie al successo di Freaks ed al tentativo di coinvolgere il pubblico nello sviluppo della trama (ormai, qualsiasi progetto che non sia social sembra destinato a morte certa). Ma tutto è nato da Freaks, che è arrivato prima e che ha coinvolto una serie di protagonisti italiani di YouTube (da Canesecco a Nonapritequestotubo fino a The Jackall), mettendo in saccoccia milioni di visualizzazioni. Certo, le performance attoriali sono discutibili, la vicinanza a Misfits un po’ troppo marcata, il plot (e la fotografia) piuttosto ingenue. Ma Freaks riesce comunque a trattenerti davanti al pc, complice la storia malata dei protagonisti e dei loro superpoteri. D’altra parte, un personaggio capace di viaggiare nel tempo masturbandosi è già garanzia di divertimento assicurato.
Dietro il successo di Freaks c’è Show Reel, l’agenzia di problem solving che ha prodotto la webserie, curato la comunicazione (bello il sito web realizzato da Paopao Studio) e messo a punto le strategie di marketing che hanno permesso ad una modesta serie (dal sapore un po’ casereccio) di diventare un fenomeno da 370mila visualizzazioni in pochi giorni.


Ricordo la prima maglietta con cui Issei Fujita inauguro’ Lumen et Umbra a Parigi, era stata bagnata negli acidi fotografici ed esposta al sole per l’impressione. Il tessuto era stato trattato come una carta fotografica e quell’effetto di chiari e scuri che ne risultava non era altro che l’immagine della luce del sole. Da qui lo stretto rapporto che Lumen et Umbra mantiene con la fotografia si e’ sviluppato sia nelle forme che nei processi. Nell’ultimo video SS12 i tessuti vengono trasformati in terreni, come superfici di pianeti o visioni macroscopiche delle trame. Scontato che le foto sono state scattate da Fujita stesso.
A Gennaio per la fashion week, il un nuovo showroom nel Marais presenterà un nuovo progetto di Lumen et Umbra. Per le news e informazioni il sito:
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Alan m’è stato presentato per via remota da un amico che viveva in Giappone, era sicuro che dovevamo conoscerci. Non sbagliava. Ci siamo trovati per un aperitivo, poi una festa, alla fine ci siam persi in partite a scacchi nelle migliori lavanderie della zona di Porta Venezia, ci siam aggirati armati di telecamera dentro al Castello Sforzesco e discusso di fotografia ogni volta che si presentava in casa a mostrarmi l’ultimo libro comprato in centro. Le sinergie erano tante e giocando con le nostre foto è nato il progetto di riprogettare la sua presenza online e così abbiamo deciso di lavorarci partendo dal sito. Alan si fida di me e mi ha lasciato carta bianca ed il risultato è finalmente online, dateci un’occhiata.



Per festeggiare l’uscita in dvd del documentario di Bansky, a Milano la Fabbrica del Vapore organizza il 16 novembre un simpatico evento ispirato alla street art. L’originale lavoro realizzato dall’artista inglese racconta la scena dell’arte urbana Usa senza peli sulla lingua partendo dalla strana figura di Thierry Guetta (aka Mr. Brainwash). Accolto molto bene alla Berlinale ed al Sundance lo scorso anno, il progetto del writer di Bristol è addirittura candidato agli Oscar. Il programma della serata prevede due proiezioni (una alle 20.30 su invito ed una alle 22.30 ad ingresso libero fino ad esaurimento posti) ed a seguire un live-painting del buon Ozmo, accompagnato da dj set d’ordinanza. Ah, l’occasione è ghiotta anche per approfittare della gita e beccarsi l’enorme opera di Anish Kapoor (a prezzo ridotto, 4 euri anzichè 6), esposta nella Cattedrale della Fabbrica. Arte della sovversione o sovversione dell’arte?

Se a Parigi non siete mai stati alla Gaitè lirique, non leggete questo post. Andateci subito e troverete tante soddisfazioni in ogni caso. Comunque restano pochi giorni per visitare la mostra di Raphael Lozano-Hemmer, che presenta Trackers, la sua prima monografica in Francia. All’interno del suggestivo stabile di rue Papin Lozano ha piazzato 13 opere, installazioni capaci di individuare il visitatore attraverso gli algoritmi ed i codici e di interagire con lui. L’arte vede il pubblico, lo sente e reagisce alla sua presenza e al suo movimento. Trackers, nata dall’interesse di Lozano per i sistemi di videosorveglianza e di sorveglianza informatizzata, non ha ragione di esistere senza la costante interazione dei visitatori. Negli ultimi anni queste tecnologie si sono diffuse molto, negli Stati Uniti sono già in uso telecamere capaci di leggere i dati biometrici e comparare il volto di un uomo a quello di un altro già schedato. Che si trovino in spazi pubblici come in spazi privati, il loro utilizzo è molto costoso per la società e benefico per un picccolo gruppo di imprese private. Fin dalla fine degli anni Settanta diverso artisti hanno cominciato a criticare le pratiche di controllo elettronico, pensando ad applicazioni alternative della tecnologia. Lozano ha lavorato sulle loro tracce.
Così in Frequency & Volume il corpo dello spettatore viene trasformato in antenna, e spostandosi di fronte ad un proiettore si possono sintonizzare e controllare le frequenze dello spettro radioelettrico. In The Year’s Midnight gli occhi del visitatore sono trasformati in volte di fumo denso, riflessi su un falso specchio dotato di un sistema di identificazione. Apostatis è una stanza buia, con una serie di proiettori che grazie al solito sistema di identificazione ci evitano sistematicamente. Make Out è un megaschermo con 800 video, coppie che si guardano negli occhi e incominciano a baciarsi appassionatamente nel momento in cui qualcuno si avvicina.
In un video Lozano racconta che si è diplomato in chimica, ma che è sempre stato affascinato dalla dimensione eccentrica della scienza. Nel suo studio di Montrèal lavorano 10 persone, ingegneri, architetti e artisti. Pensa all’arte come una serie di istruzioni, secondo un concetto molto vicino alla programmazione. L’artista programma, mette insieme una serie di comandi che danno la possibilità all’opera di interagire con l’uomo. Anche per la fotografia vale lo stesso, nell’epoca del digitale le immagini non sono stampe, sono valori e informazioni che stanno in una chiavetta usb. E infatti, se compri una stampa di Lozano, lui ti dà anche i parametri dell’immagine, il profilo colorimetrico e tutto quello che serve per riprodurla perfettamente. La foto non è un pezzo unico ma una serie di codici, un’opera pronta a interagire.



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Oltre ad avere una pettinatura improbabile, in questo periodo il buon Spike Jonze sta vivendo un momento di grande vitalità creativa. Per la VBS (web tv del gruppo Vice) produce molta roba interessante, video in stile documentario su musica, viaggi e vita vissuta. Mourir après de toi - come ci spiega Libèration - è un corto in stop motion ispirato dai lavori di Olympia Le-Tan, ricami e patchwork che Jonze e i suoi compari animano con stile. E all fine l’amore trionfa tra la fidanzata di Dracula e lo scheletro del Machbet.
Questo il making of Making Mourir Auprès De Toi from simon cahn on Vimeo.
Questo invece il corto
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